NPL e Secondary Market Directive: cosa cambia nel 2025

Nel 2025, il mercato dei crediti deteriorati (NPL) sta vivendo una trasformazione radicale, guidata dalla piena entrata in vigore della Secondary Market Directive (Direttiva UE 2021/2167). Dopo anni di discussioni e recepimenti nazionali, la norma è ormai operativa in tutta l’Unione Europea, aprendo a un nuovo scenario di trasparenza, concorrenza e armonizzazione nel mercato secondario dei crediti.

Per l’Italia, uno dei Paesi europei con il più alto volume storico di NPL, l’impatto è significativo: banche, credit servicers e investitori stanno rivedendo le proprie strategie operative, mentre nuove realtà internazionali entrano nel mercato approfittando di un passaporto europeo che consente attività transfrontaliere.

In questo scenario, è fondamentale capire cosa prevede davvero la direttiva, quali opportunità e criticità emergono e come stanno reagendo gli operatori del settore nel primo anno di piena attuazione.

La Secondary Market Directive (SMD), formalmente Direttiva UE 2021/2167, è una norma europea pensata per creare un mercato secondario efficiente e armonizzato per la gestione dei crediti deteriorati (NPL – Non-Performing Loans). Approvata alla fine del 2021, la direttiva nasce per aiutare le banche a liberarsi più rapidamente dei crediti non performing, migliorando la qualità dei bilanci e rafforzando la stabilità del sistema finanziario europeo.
 

L’obiettivo della direttiva è duplice: da un lato, favorire la cessione dei crediti deteriorati; dall’altro, garantire regole comuni a livello UE per chi acquista e gestisce questi asset, promuovendo trasparenza, concorrenza e protezione del debitore.

Un elemento chiave della normativa è l’introduzione del cosiddetto passaporto europeo per i credit servicers, che consente a un soggetto autorizzato in uno Stato membro di operare anche negli altri Paesi UE senza dover ottenere ulteriori licenze nazionali. Questo strumento è stato pensato per superare le barriere regolamentari e stimolare un vero mercato NPL europeo integrato, riducendo i costi di ingresso per nuovi operatori.

Nel 2025 la direttiva è diventata un punto di svolta concreto per il settore. Dopo una lunga fase di recepimento nei diversi Stati membri dell’UE, oggi il quadro normativo è pienamente operativo e il mercato secondario dei crediti deteriorati ha iniziato a funzionare con regole omogenee e trasparenti.
 

In Italia, il recepimento è stato completato entro fine 2023 e le prime autorizzazioni sono già operative. Le banche stanno sfruttando il nuovo contesto per accelerare la dismissione dei crediti non performing, anche grazie alla maggiore fiducia degli investitori internazionali.

Parallelamente, i credit servicers europei hanno iniziato ad agire sul territorio italiano sfruttando il passaporto UE, mentre gli operatori locali si trovano a confrontarsi con una concorrenza più ampia, tecnologicamente avanzata e ben capitalizzata. In questo scenario, comprendere cosa prevede davvero la direttiva, quali opportunità offre e quali sfide impone, è fondamentale per tutti gli attori coinvolti nel ciclo di vita dei crediti deteriorati.

Dopo l’approvazione a livello europeo, l’Italia ha avviato nel 2023 il percorso di recepimento della Direttiva NPL 2021/2167, traducendo i principi comunitari in un quadro normativo nazionale. Il processo si è concluso con l’introduzione delle disposizioni attuative da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e degli organismi di vigilanza, culminando nella pubblicazione del D.lgs. n. 116/2024.

Il decreto ha modificato il Testo Unico Bancario, introducendo un nuovo Capo II al Titolo V, dedicato agli “acquirenti di crediti in sofferenza”. Secondo quanto previsto, le operazioni di acquisto di NPL possono ora essere effettuate anche da soggetti non vigilati, ampliando significativamente la platea degli investitori. L’obiettivo è favorire la liquidità del mercato e semplificare le modalità di cessione.

Il recepimento si è formalmente completato il 13 gennaio 2025, con la pubblicazione da parte della Banca d’Italia delle Disposizioni di vigilanza che rendono pienamente operativa la direttiva nel nostro ordinamento.

Con la normativa in vigore, la Banca d’Italia è diventata l’autorità responsabile per la vigilanza sui credit servicers che operano in Italia, inclusi quelli esteri che usufruiscono del passaporto europeo. L’Istituto ha pubblicato linee guida operative che specificano criteri di autorizzazione, modalità di gestione dei portafogli NPL e requisiti informativi da rispettare.

In particolare, l’iter autorizzativo per i Gestori NPL – nuova figura prevista dalla normativa – prevede controlli su requisiti di reputazione, professionalità e assetti organizzativi, con l’obiettivo di garantire la tutela del debitore. La Banca d’Italia deve rispondere entro 90 giorni dalla ricezione di una domanda completa; in caso contrario, può richiedere informazioni integrative entro 30 giorni.

Particolare attenzione è data alla tracciabilità delle operazioni, alla sostanza operativa dei gestori e alla tutela dei diritti dei debitori ceduti, elementi chiave per costruire un mercato solido e affidabile.

Sebbene la direttiva sia pensata per armonizzare il mercato degli NPL, nel 2025 persistono differenze applicative tra gli Stati membri. Alcuni Paesi hanno ritardato il recepimento o adottato interpretazioni più restrittive, generando incertezza per gli operatori cross-border e ostacolando la piena interoperabilità del sistema.

In Italia, una delle principali criticità emerse riguarda la posizione delle società di recupero crediti autorizzate ex art. 115 TULPS, che ora devono decidere se richiedere una nuova autorizzazione come Gestori NPL o continuare a operare entro i limiti della licenza esistente. Questo passaggio crea incertezza operativa, in particolare per le realtà più piccole.

Un ulteriore punto di attenzione è la possibilità, prevista dalla normativa, di esternalizzare attività di gestione dei crediti. La Banca d’Italia ha chiarito che tale esternalizzazione non deve portare alla creazione di soggetti “vuoti”, privi di sostanza operativa. I Gestori NPL devono mantenere un presidio interno adeguato, pena il rischio di essere considerati meri contenitori giuridici.

Infine, il report dell’NPL Advisory Panel (febbraio 2025) ha ribadito la necessità di rafforzare il coordinamento tra normative UE e regole nazionali, per evitare ambiguità, sovrapposizioni e rallentamenti nell’attuazione pratica della direttiva.

Nel 2025, il mercato europeo dei crediti deteriorati è regolato da un quadro normativo condiviso, che ha ridefinito in modo profondo il profilo degli operatori coinvolti. La Secondary Market Directive ha esteso l’accesso al settore anche a soggetti non bancari, come fondi di investimento, società veicolo e operatori corporate, che possono acquistare NPL a condizione che la loro gestione sia affidata a un credit servicer autorizzato.

La vera svolta, però, riguarda proprio questi ultimi. I credit servicers, grazie all’introduzione del passaporto europeo, possono oggi operare in qualsiasi Stato membro dell’Unione con una sola autorizzazione, semplificando l’ingresso nei mercati esteri e riducendo i costi regolatori. Questo ha favorito l’arrivo in Italia di operatori stranieri ben strutturati, senza l’obbligo di stabilire una sede locale, e ha offerto nuove opportunità di espansione ai servicer italiani più preparati.

Per le banche italiane, queste novità implicano la necessità di collaborare solo con soggetti in regola secondo i requisiti europei, mentre per i servicer locali il nuovo scenario impone adeguamenti rapidi sul piano della compliance, della governance e della competitività. Alcuni si stanno rafforzando per cogliere le nuove opportunità, altri cercano alleanze strategiche. Le realtà meno pronte rischiano invece di perdere posizioni in un mercato che oggi premia trasparenza, affidabilità e adattabilità.

Con l’attuazione della direttiva SMD, il mercato secondario degli NPL ha acquisito nel 2025 una struttura più chiara, trasparente e accessibile. Le cessioni di crediti deteriorati avvengono oggi in un ambiente normativo armonizzato, dove operatori pubblici e privati agiscono secondo regole comuni e standard condivisi.

Il mercato si concentra ancora in gran parte su portafogli unsecured (soprattutto retail), ma cresce l’interesse per operazioni più complesse che coinvolgono crediti secured e UTP. Le procedure di cessione sono oggi più rapide e tracciabili, anche grazie a strumenti digitali che semplificano la due diligence e migliorano la qualità dei dati.

Tra i principali elementi che caratterizzano il funzionamento attuale del mercato troviamo:

  • strumenti tecnologici avanzati per la gestione e analisi dei portafogli NPL;
  • standard europei unificati su trasparenza e governance delle operazioni;
  • maggiore tutela per i debitori ceduti e tracciabilità regolamentata delle transazioni;
  • operatività transfrontaliera abilitata dal passaporto europeo per i servicer.

Il risultato è un mercato più efficiente, ma anche più selettivo. Gli operatori che non riescono ad allinearsi agli standard richiesti rischiano di essere esclusi da un sistema che, nel 2025, richiede professionalità elevata, capacità di innovare e piena compliance.

In Italia, l’attuazione della Secondary Market Directive ha avuto un impatto concreto sulla gestione degli NPL. Le banche hanno accolto positivamente l’armonizzazione normativa, sfruttando la maggiore chiarezza per avviare processi di cessione più snelli e attrarre nuovi investitori. L’incertezza giuridica si è ridotta, e le operazioni di vendita sono diventate più rapide e competitive.

I credit servicers italiani più solidi hanno colto questa evoluzione come un’occasione per rafforzare la propria struttura e crescere all’estero, grazie all’accesso diretto ad altri mercati UE. Tuttavia, l’ingresso in Italia di operatori esteri con soluzioni tecnologiche avanzate e maggiori risorse ha creato nuova pressione concorrenziale, costringendo molti player locali a ripensare il proprio modello operativo.

Oggi, il mercato italiano è più aperto ma anche più esigente. La direttiva ha innalzato gli standard di trasparenza, rafforzato la tutela dei debitori e reso la compliance un aspetto centrale. Solo chi riesce a coniugare efficienza, flessibilità e solidità potrà cogliere le opportunità offerte da un mercato ormai integrato a livello europeo.

Con l’attuazione completa della direttiva, il mercato NPL europeo ha fatto un salto qualitativo. Le nuove regole hanno portato vantaggi evidenti per banche e investitori, ma anche sfide operative che non tutti riescono a gestire con successo.

Nel 2025, i principali effetti osservati includono:

  • maggiore facilità di accesso ai mercati esteri per i servicer abilitati;
  • tempi più rapidi per le cessioni e regole più chiare per le banche;
  • obblighi informativi e di trasparenza più stringenti verso debitori e autorità;
  • aumento degli investimenti in governance, tecnologia e strutture operative;
  • difficoltà per i servicer più piccoli ad adeguarsi senza supporto esterno.

Questi cambiamenti, se da un lato migliorano l’efficienza del mercato, dall’altro selezionano gli operatori più capaci. La direttiva diventa così un acceleratore per chi è pronto, ma un ostacolo per chi non si evolve.

Il report 2025 dell’NPL Advisory Panel ha evidenziato alcune criticità importanti legate all’attuazione della direttiva. La più evidente è la mancanza di uniformità tra i diversi Stati membri: alcuni Paesi hanno ritardato il recepimento, altri applicano criteri restrittivi o poco trasparenti.

Queste differenze generano ostacoli alla piena interoperabilità tra le autorità nazionali, con effetti negativi sulle operazioni cross-border. Si segnalano anche difficoltà nella gestione dei dati, nella tracciabilità dei portafogli e nella tutela effettiva del debitore quando l’attività è affidata a servicer esteri non radicati localmente.

Infine, il Panel raccomanda di migliorare il coordinamento tra normative UE e regole nazionali, in particolare per evitare sovrapposizioni, ambiguità o aree grigie nell’applicazione concreta delle disposizioni.

Il 2025 rappresenta un punto di svolta, ma non ancora un traguardo finale. La piena entrata in vigore della direttiva ha dimostrato che un mercato NPL europeo regolato è possibile, ma ha anche messo in luce la necessità di ulteriori miglioramenti.

Le istituzioni europee stanno già guardando oltre la SMD, valutando integrazioni con altri ambiti strategici: dalla digitalizzazione dei dati alla sostenibilità ESG, fino alla creazione di piattaforme pan-europee per la cessione standardizzata dei portafogli.

In parallelo, si discute della necessità di un registro europeo unificato per la vigilanza e la tracciabilità dei servicer. Se questi progetti verranno realizzati, potremo davvero parlare di un mercato NPL unico e integrato, fondato su efficienza, trasparenza e protezione degli attori coinvolti.

Mercatoria Spa

Mercatoria Spa è una società indipendente con regolare licenza ai sensi dell’art 115 del TULPS.
Garantisce sicurezza e affidabilità nelle sue attività.

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